Il mosaico nilotico di Palestrina

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  • Il celebre mosaico dedicato al Nilo ha affascinato studiosi, ricercatori, archeologi e collezionisti di tutte le epoche; ma non solo, anche gli osservatori profani sono catturati dal vortice delle figurine umane e zoomorfe rappresentate attraverso la tecnica che vede impiegate le tessere musive. L’opera, riscoperta solo agli inizi del XVII secolo da Federico Cesi (1585 – 1639) – originario di Acquasparta (TR) e membro dell’Accademia dei Lincei – era già conosciuta in precedenza: probabilmente fu realizzata per decorare il pavimento di un grande ambiente absidato presente nel Foro Civile dell’antica città di Praeneste, l’odierna Palestrina – cittadina alle porte della capitale, cara agli antichi per la presenza del santuario dedicato alla Fortuna Primigenia. Nel tempo, lo splendido santuario ha modificato le sue forme architettoniche originali, in quanto fu trasformato inizialmente in un elegante palazzo signorile dalla famiglia Colonna, proprietaria del feudo di Palestrina, e successivamente dalla famiglia Barberini. Oggi il palazzo è sede del Museo Nazionale Archeologico di Palestrina e conserva numerosi reperti di straordinaria bellezza e importanza.


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