Partecipe degli sviluppi della fotografia italiana dalla fine degli anni ’70, come autore e come gallerista, Fossati appartiene a quella generazione di fotografi che ha saputo rinnovare la visione sul paesaggio e sullo stesso linguaggio fotografico posizionando l’Italia con maggiore autorevolezza nel panorama internazionale, anche grazie a progetti come Viaggio in Italia promosso da Luigi Ghirri nel 1984, a cui il giovane Fossati prese parte.

In questo senso egli è il fotografo che forse più di ogni altro ha saputo dare seguito alla lezione di Ghirri, interpretando cioè il gesto del fotografare come una disciplina di ascolto dei luoghi, anche di quelli apparentemente banali: «Bisogna imparare a praticare “l’insistenza dello sguardo”… per acquisire e mantenere il sospetto che ci possa essere qualcosa di interessante da fare, da vedere, anche in un posto qualunque, magari sulla strada di casa, senza vagheggiare sempre un chimerico altrove»[1].

Conseguente a questa impostazione è una sorta di sparizione dell’autore che implica cioè la registrazione imparziale del reale, senza alcuna intenzione di indirizzarne la lettura. Le fotografie di Fossati rivelano (rilevano) collegamenti e rimandi, equilibri, dialoghi fra elementi, segni, colori, percettibili solo grazie alla scelta del punto di vista. Una visione certamente calibrata, dunque, ma che il fotografo consegna all’osservatore come fosse un ready-made, limitandosi a suggerire un possibile atteggiamento dello sguardo.

Uomo di grande cultura, unisce alla necessità di guardare il mondo attraverso la macchina fotografica una profonda sensibilità letteraria che ha trovato espressione, fra l’altro, nel libro Viaggio in un paesaggio terrestre realizzato con lo scrittore Giorgio Messori nel 2007.



[1] Conversazione tra V. Fossati e F.Fabiani, in “Argini” 2018. http://www.fotografia.iccd.beniculturali.it/argini/workshop/fossati.html#fossati