“Itinerari di conoscenza”: così Coletti ama definire i suoi viaggi. Che sia la Sardegna o lo Sri Lanka, un medesimo desiderio di comprensione guida il suo guardare. Fotografo, pubblicista e docente, le sue narrazioni in bianco e nero sono tese alla ricerca del valore antropologico e culturale dei contesti osservati. Le scene di vita, i luoghi e le comunità oggetto dei suoi scatti sono dunque testimonianza di incontri accaduti, in un continuo processo di avvicinamento al reale: «La fotografia – spiega – non dice la verità, più verosimilmente la cerca. La verità semmai, la dice il fotografo quando, presente ai fatti, seleziona e cattura un particolare da una scena complessa, dichiarando in modo deciso che quello rappresentato è solo un suo punto di vista. Una verità filtrata dalla sua coscienza. Il fotografo, a forza di frequentare la fotografia, ne diventa un suo strumento»[1]. Questa ammissione di parzialità si traduce con coerenza in immagini spesso decentrate, tagliate, in cui il soggetto sembra essere intercettato più che inquadrato, a volte sfuggendo a volte intromettendosi nel campo che la fotografia circoscrive.
Formatosi come autodidatta, dalla fine degli anni ‘80 collabora con testate giornalistiche, istituzioni e organizzazioni umanitarie italiane e internazionali; oggi è fondatore e coordinatore della Scuola di fotogiornalismo dell’Istituto Superiore di Fotografia e Comunicazione Integrata a Roma.